Tyson e quel pugno invisibile

Mike Tyson sconfitto da Douglas 1990
La sconfitta di Tyson contro Douglas

Tokyo 11 Febbraio 1990: Mike Tyson vs James Buster Douglas.

Come può uno scoglio arginare il mare?
Quale migliore citazione musicale poteva essere utile per inquadrare quell’incontro valido per il titolo mondiale dei pesi massimi?

Impossibile a cavallo dei primi anni 90 pensare ad un avversario che potesse reggere l’urto di un animale da ring chiamato Mike Tyson.
Quella tempesta di rabbia e potenza fisica non conosceva argini che potessero minimamente limitarne l’impeto.

Mike Tyson vs Douglas: la vittima ed il carnefice


James Buster Douglas venne identificato come il semplice martire di turno pronto ad essere sacrificato al cospetto del cannibale.
Eppure quella volta l’animo dello sfidante venne scosso pochi giorni prima del duello da una notizia carica di rabbia e dolore: la morte della madre Lula.
Quella lama tagliente conficcata nel petto di James avrebbe potuto distruggere il proprio spirito, sprigionando tali risvolti negativi sul quadrato di battaglia.


Iron Mike, dal canto suo, invece, aveva vissuto una fase preparatoria all’incontro alquanto movimentata, fra donne, festini e guai personali, insieme a quel senso di superiorità che lo aveva preparato superficialmente all’evento.


La voglia del campione di sbarazzarsi subito del nemico si scontrò inaspettatamente con quegli occhi dello sfidante persi nel vuoto, carichi di coraggio e determinazione.

Quella mattina a Tokyo si intuì fin dal primo suono della campana che l’atleta salito sul ring era la fotocopia sbiadita di Iron Mike.
Douglas non andò subito giù, anzi, riuscì a tenere a bada la furia di Mike Tyson, senza arretrare o chiudersi, attaccando impavidamente, senza un attimo di tregua.
Per 8 lunghissime riprese il re fu in balia del plebeo.


I campioni, però, hanno sempre un’arma in più dei comuni atleti, come testimoniò nell’ottavo round quel durissimo montante destro di Tyson che stese Douglas all’improvviso.
Quei secondi di ritrovato entusiasmo per la platea e di liberazione per il campione dall’incubo di quella giornata durarono un battito di ciglia.

La forza di Mamma Lula


La forza interiore dello sfidante, sommata ad un conteggio alquanto discutibile dell’arbitro, permisero a Douglas di rialzarsi in tempo.


Fu da quell’istante che accadde l’impensabile , il paranormale, il sentimentale.


Buster, assalito da una ferocia raddoppiata rispetto a quella fin lì profusa, devastò di colpi Tyson, al capo, al corpo, fino a che non lo sdraiò al tappeto.


Il campione non riuscì più a mettersi in piedi clamorosamente, inspiegabilmente.
Da quell’incubo Mike Tyson si rialzò, ma non fu più quello di una volta.
Douglas invece esaurì la sua gloria quel mattino stesso, prima che Holyfield e successivamente il diabete lo demolissero.
Quella volta, però, i suoi occhi impavidi dinanzi al pericolo e quel pugno invisibile di mamma Lula regalarono a sé stesso e alla storia della boxe un Giorno Perfetto.

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