Napoli-Juventus: Maradona e la punizione divina

Napoli-Juventus, 3 Novembre 1985.

Quanti di noi, nelle favole, sono stati ammaliati da piccoli da quel “C’era una volta” iniziale e da quel “E vissero felici e contenti” conclusivo?

La maggior parte dell’anima più pura, quella popolare, avrà sognato che quell’inizio e la fina di una favola, un giorno, potesse diventare una concreta verità.

La magica atmosfera di Napoli-Juventus

Quel piovoso pomeriggio invernale, giunto quasi come una scarica di polvere magica dal cielo, avrebbe rappresentato un pezzo di storia calcistica dai contenuti profondamente emotivi.

Si disputava dinanzi ad una cornice di 90.000 spettatori un infuocato Napoli-Juventus.

Quella volta, però, la rassegnazione sul volto dei più deboli lasciava spazio ad un cono di speranza acceso da quella stella di nome Diego Armando Maradona.

La roboante marcia dei bianconeri di 8 vittorie su altrettante partite fin lì disputate non rendevano di certo credibili le percentuali di un miracolo sportivo per i biancoazzurri.

Maradona in Napoli-Juventus 1984
Immagina Maradona-Platini

Quell’occasione, però, era talmente ghiotta per il ragazzo di Villa Fiorito, per dimostrare che quel suo sinistro aveva le capacità terapeutiche giuste per guarire la squadra campana dallo sgradevole complesso da campo.

Lo spettacolo al quale assistettero i milioni di sportivi, fin dai primi minuti, catturò l’attenzione persino dei più disinteressati all’evento.

Undici leoni con la casacca azzurra correvano come tori scatenati pronti ad incornare il nemico.

Maradona quel pomeriggio, dispensava calcio con la leggiadria di un pattinatore di ghiaccio, assetato di sangue come un leone alla ricerca della sua preda.

Quella battaglia cruenta sembrava, però, non riuscire a schiodare quello 0-0.

Un punteggio che sarebbe suonato come l’ennesima occasione persa dal piccolo al cospetto del gigante.

Quella carezza divina

Al 28′ del secondo tempo, però, a soli 17 minuti dalla fine di quel duello emozionante, accadde l’insperato, il leggendario,.

Il Napoli usufruì di un calcio di punizione a due all’interno dell’area di rigore. Maradona si fiondò con gli occhi fissi sulla rete, distante pochi metri più in là.

Quel pallone fermo a pochi metri dalla gloria, aveva una muraglia bianconera dinanzi a sè, lontana solo 7 metri

L’impossibilità di trovare il pertugio all’interno di quel labirinto si scontrò con la voglia del Pibe de Oro di sfidare l’umano, in nome del suo popolo.

Il tocco di Pecci funse da preludio ad una magia che scosse il cuore di tutti gli amanti del calcio.

Quella parabola così leggera e delicata sorpassò quel velo aristocratico dinanzi alla plebe, terminando la sua corsa alle spalle di Tacconi.

Lo stesso portiere Juventino qualche anno dopo parlò di fenomeno sovrannaturale.

La meravigliosa traiettoria capace di sottrarsi alle leggi della fisica scolpì una vittoria memorabile dei partenopei.

Regalò un sorriso splendente sul viso di chi aveva subito, fin lì, su di sé, le tracce della sconfitta sportiva.

Quel Napoli-Juventus, fu la base di un meraviglioso scudetto, raggiunto l’anno seguente dagli uomini di Ottavio Bianchi.

Quella volta, però, Diego si era impersonificato in quel narratore di favole, regalando, con quella carezza divina, a sé stesso e alla città intera, un Giorno Perfetto.

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