Fabrizio Mori a Siviglia ’99: storia di un orgoglio italiano

Siviglia 27 Agosto del 1999: il giorno di Fabrizio Mori.

47 secondi e 72 centesimi: il tempo materiale per fermare una rincorsa piena di sacrifici e speranze durata una vita.

Fabrizio Mori da Livorno, quella sera in terra Andalusa riscrisse la storia dell’atletica italiana, con un impresa al cardiopalma, caduta dal cielo come il più dolce dei fulmini a ciel sereno.

Fabrizio Mori: un sognatore indomabile

La carriera di Mori era andata in crescendo, un apice raggiunto passo dopo passo.

Una vittoria mondiale straordinaria che fece sussultare tutta l’Italia, in una specialità come i 400 ostacoli massacrante.

Fabrizio Mori ha costruito la sua vetta gara dopo gara, giorno per giorno, anno dopo anno.

Subì anche qualche delusione come l’eliminazione al primo turno nella prima presenza ai Giochi a Barcellona 1992, e l’eliminazione in semifinale nelle prime due esperienze Mondiali (Stoccarda 1993 e Goteborg 1995).

Nel 1998, però, dopo aver stabilito il primato italiano, si prese il primo podio della sua carriera (un terzo posto al campionato europeo).

Si disputava la finale dei 400 ostacoli, specialità nei quali l’atleta toscano aveva ottenuto dei risultati crescenti negli ultimi 6 anni.

Dopo la paura della semifinale, nella quale Mori venne inizialmente squalificato, dopo una presunta invasione di corsia, poi smentita, l’atleta toscano si preparava all’occasione di una vita.

L’occasione di una vita

Il campione del mondo in carica Diagana e gli outsider Januszewski, de Araujo sembrassero godere dei favori del pronostico.

La solita partenza controllata di Mori, permise al francese Diagana di prendere un discreto vantaggio sui due contendenti più accreditati.

Fabrizio sembrò decisamente più indietro nella bagarre per le medaglie.

Ma fu qui che l’azzurro sfoggiò l’orgoglio covato da una vita; iniziò a mulinare  i suoi passi accorciandoli da 14 a 13, fra un ostacolo e l’altro, rinvenendo poderosamente sugli avversari, fino a bruciarli sul traguardo finale.

Il resto fu un concentrato di emozioni ed incredulità, con quell’esultanza fiera e patriottica, al cospetto di avversari stremati sulla pista.

Mori aveva dimostrato che i sogni da bambino, con il talento, lavoro e tanta passione possono realizzarsi, regalando a se stesso e all’atletica italiana un memorabile Giorno Perfetto.

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