Michael Schumacher e l’incantesimo rosso

Suzuka, 8 Ottobre 2000.

Cosa poteva mancare ad una casa automobilistica leggendaria come la Ferrari per spezzare un incantesimo che durava 21 lunghissimi anni?

La risposta dopo tentativi vani ed infiniti venne data da un ragazzotto tedesco con le mani fatate e quel pizzico di sana follia infantile: Michael Schumacher.

Mai come in quella stagione 2000, il sogno di sventolare il rosso in cima al mondo delle quattro ruote pareva così tangibile.

Il tutto, nonostante, un’annata di alti e bassi.

Dopo allunghi e rimonte, il tedesco si presentava a Suzuka con soli 8 lunghezze di vantaggio sul campione del mondo in carica, Mika Hakkinen.

Quella volta sulla pista asiatica la tensione si tagliava a fette nonostante la pole position della vigilia avesse regalato un piccolo vantaggio a Michael.

La scarsa propensione alle buone partenze del ferrarista ed uno stato di grazia eccellente del rivale finlandese, però, ponevano quella penultima tappa del mondiale più rischiosa che mai.

Al via, infatti, Hakkinen sfrecciò al fianco di Schumi che rimase per l’ennesima volta sorpreso ai nastri di partenza.

Quella difficoltà imprevista crebbe a vista d’occhio.

Nella mente lucida e al tempo stesso temeraria del pilota di Maranello e del suo direttore tecnico Ross Brown, però, scattò un piano al limite dell’incredibile.

Michael Schumacher dopo aver incamerata più benzina nel primo pit stop, ritardò il suo secondo rifornimento 3 giri più tardi del rivale.

Accumulò, così, in quel lasso di tempo un importante vantaggio.

Al suo rientro in pista a 13 giri dal termine la sua vettura sgusciò davanti alla Mclaren di Hakkinen iniziando un’eroica resistenza.

Una sofferenza che lo portò a tagliare il traguardo in vetta con soli due pesantissimi secondi di vantaggio.

Quella pazzia sportiva unita ad un coraggio da leone, da sempre marchio di fabbrica del ragazzo di Hurt, distrusse una maledizione che sembrava interminabile.

Vinse il suo terzo mondiale Michael Schumacher, il terzo di una serie di un’inarrivabile carriera.

Quel giorno, però, il principe aveva svegliato la sua principessa da un incubo infinito, regalando a sé stesso e al mondo della Formula 1: un Giorno Perfetto.

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